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PVC E CANCRO

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FAVOLA

Secondo un recente studio (condotto in Svezia), si sospetta che gli ftalati siano anche una possibile causa del cancro ai testicoli.

Fonte: Comunicato Stampa di Greenpeace Germania all'apertura della Fiera del Giocattolo di Norimberga, 4 febbraio 1998.

Greenpeace Olanda ha ufficialmente richiesto al ministro olandese dell'ambiente, Margaretha de Boer, la sospensione della produzione e dell'impiego del PVC, e di esprimersi sullo studio condotto in Svezia nell'ambito di un dibattito parlamentare sul PVC

Fonte: Quotidiano ENDS, 19 gennaio 1998.

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FATTI E CIFRE

Lo studio svedese sul cancro

L'ospedale di Örebro (Svezia) ha condotto uno studio sull'origine del cancro ai testicoli. Ciò è stato fatto sottoponendo un questionario ai pazienti affetti dalla malattia. Hanno risposto al questionario 148 pazienti. Di essi, 7 hanno dichiarato di aver lavorato in una fabbrica di PVC. Dei 315 partecipanti al gruppo di controllo, non affetti da cancro, solo 2 hanno affermato di aver lavorato in impianti di produzione di PVC. La pubblicazione dello studio ha suscitato un grande interesse sulla stampa, soprattutto in Svezia.

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Parti di questa pagina

Lo studio di Örebro
Riesame dello studio da parte dei tossicologi

Conclusione

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PVC e cancro ai testicoli

Nel corso dello studio è stato presentato a 170 pazienti affetti da cancro ai testicoli un questionario riguardante la loro carriera lavorativa. In 7 casi i pazienti avevano lavorato in fabbriche di PVC, contro i 2 del gruppo di controllo composto da 326 persone.

Oltre al possibile ruolo svolto dal puro caso in un numero cosĪ ridotto di soggetti colpiti "esposti al PVC" (7) contro i casi mancati sempre tra coloro "esposti al PVC"(2), bisogna tenere presente che uno dei casi "esposti" aveva lavorato solo tre giorni in una fabbrica di PVC...

La conclusione dei ricercatori è stata la seguente:

"In conclusione, il nostro studio sull'incidenza del cancro ai testicoli ha fatto osservare, a sorpresa, un rischio elevato per le materie plastiche in PVC. I difetti inerenti a una valutazione retrospettiva dell'esposizione, effettuata tramite un questionario compilato dal paziente, sono ovvii, e non si può escludere un'erronea correlazione tra l'esposizione al PVC e il seminoma. I nostri risultati vanno perciò considerati come una semplice ipotesi e richiedono ulteriori analisi."

Ciò potrebbe essere giusto, ma un rapido esame della letteratura scientifica rivela che è già stato compiuto in passato uno studio su vasta scala sui lavoratori degli impianti di PVC ed esso non ha fatto registrare un aumento dell'incidenza del cancro di nessun tipo, facendo un raffronto con la media della popolazione.

I ricercatori hanno ritenuto che gli ftalati, usati come plastificanti del PVC, potessero essere la causa determinante, perché alcuni di essi hanno fatto osservare degli effetti estrogeni (seppur minimi) nel corso di alcuni esperimenti in-vitro. Ma nessuno ftalato ha fatto mai registrare effetti ormonali sugli animali in-vivo (vedi le nostre pagine Cloro e mutazioni ormonali), anche se somministrato ininterrottamente per un arco di tempo comprendente due generazioni [25] [26]. E in base alle conoscenze attuali, non si sono avuti casi di cancro ai testicoli negli animali nemmeno quando si sono somministrate dosi equivalenti per un adulto a 500 g al giorno (!)...

Le lettere di Greenpeace e di altri gruppi ambientalisti hanno scatenato nei Paesi Bassi una serie di interrogazioni da parte di diversi parlamentari durante il dibattito sull'impiego del PVC.
La reazione del ministro dell'ambiente olandese, Margaretha de Boer, a queste interrogazioni, è stato abbastanza chiaro:
Il recente studio condotto in Svezia sul cancro ai testicoli costituisce unicamente la formulazione di una nuova ipotesi e richiede ulteriori ricerche. Questo studio non influirà affatto sull'attuale politica del governo.

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Riesame dello studio da parte dei tossicologi

Valutazione critica dell'articolo : "Occupational exposure to polyvinyl chloride as a risk factor for testicular cancer evaluated in a case-control study." (L'esposizione al cloruro di polivinile nei luoghi di lavoro come fattore di rischio del seminoma, analizzata nell'ambito di uno studio sull'incidenza della malattia) di L. Hardell, C-G Ohlson e M. Frederickson, Int. J. Cancer 73, 828-830.

  1. Si tratta di un questionario compilato dagli stessi pazienti, ma nello studio non vengono riportate esattamente le domande e non viene descritto il contesto nel quale il questionario è stato presentato, né tantomeno il metodo di convalida. Viene riferito un aumento del rapporto di probabilità per i casi di esposizione dichiarata al PVC, ma non viene fornito nessun elemento su altri possibili rapporti di probabilità in aumento tra le altre diverse risposte soggettive al questionario. Sebbene i dati numerici non possano essere confutati in quanto tali, essi vanno posti in una prospettiva molto più precisa rispetto ad altre possibili correlazioni con risposte diverse e ad un eventuale atteggiamento prevenuto. Ciò non è stato fatto, poiché "i risultati relativi ad altri fattori occupazionali e a diversi tipi di esposizione verranno pubblicati in altra sede". L'esposizione al PVC è in effetti un criterio non ben definito e soggettivo qualora debba stabilirsi un nesso determinante con una conseguenza molto specifica quale il cancro ai testicoli.
  2. Nell'introduzione del documento si afferma che l'incidenza del cancro ai testicoli è in aumento soprattutto tra i soggetti giovani. Per contro, l'età degli uomini coinvolti nello studio al momento in cui è stato loro diagnosticato il seminoma va dai 36 ai 62 anni, e con un cosiddetto periodo di latenza di 22 anni! E' facile osservare che vi è in effetti tra i casi riportati una chiara tendenza del cancro ai testicoli a manifestarsi in un'età più precoce, ma essa non viene messa in relazione NE' con l'entità della supposta "esposizione al PVC", né con un ipotetico (terminologia impropria e fuorviante) "periodo di latenza". Con il notevole miglioramento delle condizioni di lavoro nell'industria in generale, e in particolare in quella del PVC, i livelli di esposizione al "PVC" sono stati al contrario in costante diminuzione nel corso degli ultimi 25 anni. Vi è inoltre una strana distribuzione asimmetrica nella forma di cancro ai testicoli del presunto gruppo esposto al PVC descritto nell'articolo. L'unico caso non di seminoma presentato nella tabella si è avuto in realtà all'età di 36 anni e il soggetto aveva lavorato in una fabbrica di PVC 10 anni prima per meno di 3 giorni.

    Nel rapporto dell'IARC sui "Dati relativi alla mortalità e all'incidenza del cancro dello studio multicentrico europeo su gruppi di lavoratori" ("Mortality and cancer incidence results of the European multi-centric cohort study of workers"), che ha preso in esame una popolazione di 12706 lavoratori (in totale 222.746 anni di lavoro con esposizione a rischio), vengono citati solo 3 casi di morte per cancro ai testicoli. Nel gruppo di 2643 operai di 4 impianti in Norvegia e Svezia (3 impianti di produzione di VCM/PVC e uno di lavorazione) si è osservato un solo caso, contro i 2,21 casi previsti.
  3. I casi di cancro per "esposizione al PVC"
    anno di nascita età alla diagnosi periodo tra l'inizio dell'
    "esposizione al PVC"
    e la diagnosi
    esposizione continuata
    1930 62 35  6
    1931 58 22  4
    1939 50 12 12
    1945 46 26  8
    1947 44 22  5
    1953 26 11 0,01 (= 3 giorni!)
    1956 36 15  2

  4. Sebbene il documento si dichiari esplicitamente un'ipotesi, nessuna delle tesi formulate contiene un'analisi elementare:

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CONCLUSIONE

I risultati dello studio di Örebro sono perlomeno alquanto discutibili. L'abuso politico di questo studio da parte di gruppi come Greenpeace non ha niente a che vedere con la scienza, ma solo con i loro piani strategici.

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Creato: 15 febbraio 1998.
Ultima revisione: 8 marzo 1998.

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