<H1>CLOROFILI</H1>

ligna

CICLO DI VITA DEL PVC E DELLE SUE ALTERNATIVE: UN CONFRONTO

ligna

FAVOLA

La produzione di PVC fa sprecare energia.

Fonte: 'Natura e Ambiente' (olandese), Novembre 1988.

Ci sono attualmente a disposizione dei sostituti per molte applicazioni del PVC , di qualità superiore dal punto di vista ambientale, e con prestazioni a livelli soddisfacenti.

Fonte: 'PVC, an environmental poison' (Il PVC, un veleno per l'ambiente), Greenpeace Australia, gennaio 1996.

ligna

FATTI E CIFRE

La storia delle alternative 'preferibili' per l'ambiente.

Come facciamo a stabilire se un determinato materiale sia 'migliore' o 'peggiore' per l'ambiente? L'unico modo per farlo consiste nell'analizzare tutti i dati scientifici sull'impatto che qualsiasi sostanza ha per quanto riguarda uso di materie prime e di energia, inquinamento dell'aria e dell'acqua, manutenzione, riciclaggio, incenerimento e deposito, se viene usata per un certo scopo.
La produzione, l'impiego e lo smaltimento di qualsiasi sostanza presentano in qualche modo un impatto ambientale. Niente è 'ecologicamente innocuo' al 100%. Quello che importa è che l'inquinamento sia a livelli accettabili, ossia non superiori a quelli che possono essere affrontati dall'uomo e dalla natura con una percentuale di rischio accettabile. Il dibattito sulla definizione di accettabile è naturalmente ancora aperto. Per Greenpeace, nessun uso del cloro è accettabile, anche se inquina meno di molte alternative. Pensiamo che un approccio scientifico corretto nei confronti di emissioni e rischi sia di gran lunga preferibile per la nostra salute e per il futuro del pianeta...

Parti di questa pagina

Tutti possono barare un po'...
Uso di materie prime e di energia del PVC e delle alternative
PVC e alternative nella produzione
PVC e alternative durante l'impiego

LE ALTERNATIVE
Conclusione

ligna

Tutti possono barare un po'...

L'industria, i governi, i gruppi ambientalisti: tutti hanno qualche interesse a nascondere alcuni fatti da una parte, o ad esagerare gli stessi dall'altra.
Se si guarda ad esempio ad una delle prime Analisi del ciclo di vita (LCA- Life Cycle Analyses) effettuate per conto del governo elvetico su diversi materiali, si può vedere come il governo tenda a proteggere l'industria dell'alluminio svizzera, riportando sotto la voce inquinamento da produzione di energia elettrica solo i dati relativi alle centrali (principalmente) idroelettriche della Svizzera, mentre per gli altri materiali ha fatto riferimento alla voce produzione europea di elettricità da fonti miste (combustibili fossili, centrali nucleari e idroelettriche).
Anche quando un'industria commissiona un'analisi LCA, che metta a confronto i materiali da essa prodotti con quelli di altre industrie, state pur certi che vorrà che gli scienziati sottolineino gli aspetti positivi dei prodotti del committente e gli aspetti negativi di quelli dei concorrenti.
D'altro canto, in Belgio, una peer review (revisione imparziale) di una LCA condotta sulle bottiglie di PVC, PET e vetro per l'acqua minerale, ha utilizzato cifre relative alla diossina emessa dagli impianti di PVC suggerite da... Greenpeace, 10.000 volte superiori ai valori reali analizzati da istituti universitari e ricercatori incaricati dal governo. Ciò non meraviglia, sapendo che i non così imparziali responsabili della revisione agivano già da molti anni contro l'uso del PVC...

Ci sono anche altri inconvenienti legati alle analisi LCA. L'LCA è un'indagine condotta in un determinato momento e può risultare superata dopo breve tempo, perché magari vi sono stati nuovi investimenti nelle fabbriche. Ciò si può dire ad esempio a proposito dell'emissione di diossina e di altri composti clorurati nell'acqua da parte di fabbriche di PVC, che è stata ridotta di cento volte negli ultimi dieci anni, con la semplice introduzione di nuovi metodi di trattamento delle acque di scarico (biologici). Stessa cosa per le emissioni nell'atmosfera.
Un altro problema può essere la differenza tra le emissioni di diverse fabbriche che producono gli stessi materiali, che può essere notevole, persino molto superiore a quella esistente tra fabbriche che fanno prodotti diversi. In questo caso, le fabbriche che hanno fatto grossi investimenti per ridurre le emissioni vengono penalizzate perché altre non hanno fatto lo stesso. Le emissioni medie per un tipo di prodotto dovrebbero infatti essere accompagnate dai valori massimi e minimi riscontrati e dai valori raggiungibili applicando la migliore tecnologia a disposizione (BAT - Best Available Technology).


Uso di materie prime e di energia del PVC e delle alternative

Passiamo in rassegna l'impiego di energia di diversi materiali, analisi presentata da un gruppo ambientalista (che agisce contro l'uso del PVC!), sulla base dei valori calcolati da un istituto scientifico dei Paesi Bassi. I valori relativi all'uso del petrolio grezzo - come materia prima - sono stati calcolati dal sottoscritto. Se disponete di dati più certi, non esitate a inviarmeli...
Uso di energia e di petrolio grezzo per diversi materiali.
Valori espressi in GJ/ton per l'uso di energia e ton/ton per il petrolio grezzo. 

Materiale         uso energia      uso petrolio grezzo

PVC:                 53               0,63
LD/HDPE:             70               1,10
PP:                  73               1,17
PS:                  80               1,26
PET:                 84               1,65
PC:                 107               1,68
Acciaio:             30               0,00
Alluminio:          200               0,00

Source: Milieuvriendelijk verpakken in de toekomst (olandese: Materiali d'imballaggio ecologici per il futuro)
Stichting Milieudefensie (Nl), 1991.
Come si può vedere, l'impiego di energia e di petrolio grezzo richiesto dal PVC è quello più basso tra tutte le altre materie plastiche. Non male per uno sprecone di energia, no?
L'acciaio e l'alluminio non richiedono l'uso di petrolio grezzo come materia prima, ma l'acciaio ha bisogno del carbone e l'alluminio richiede anch'esso carbone e una quantità elevata di energia elettrica. La quantità di petrolio grezzo non dovrebbe essere sopravvalutata, dal momento che tutte le materie plastiche di tutto il mondo impiegano solo il 4% di tutto il petrolio grezzo disponibile, mentre il 94% viene usato direttamente per produrre energia, e il resto per altri scopi. Se il petrolio grezzo venisse quindi usato solo per produrre materie plastiche sarebbe una materia prima abbondante...

Non deve sorprendere che le quantità di energia e di petrolio grezzo usate dal PVC siano le più basse, perché il 57% del PVC deriva dal sale, una sostanza estremamente abbondante sulla terra. Naturalmente ci vuole energia per scomporre il sale in cloro e idrato di sodio, ma essa viene fornita in molti casi da centrali che combinano la produzione di elettricità e termica, con un rendimento molto alto in termini energetici, ottenendo così con la stessa quantità di energia due prodotti preziosi. Delle volte si possono ottenere anche tre prodotti: il cloro viene prima usato per produrre un altro materiale, come il policarbonato (PC) o il poliuretano (PU), e poi viene impiegato per fare DCE/VCM/PVC. Ciò significa che in questo caso l'uso di energia richiesto dal PVC e dagli altri prodotti è ancora minore.

L'uso di energia per tonnellata non è però l'unico parametro per calcolare l'impiego totale di energia nel ciclo di vita del prodotto: è anche importante considerare la quantità di materiale necessaria per una determinata applicazione, il tipo di impiego e la durata utile del prodotto. Sebbene l'alluminio richieda molta più energia per essere prodotto, fa risparmiare molta più energia quando viene usato, ad esempio, per costruire motori di automobili, grazie al peso leggero. Ciò significa che si avrà bisogno di meno alluminio, come peso, per costruire lo stesso motore e quindi macchine più leggere, favorendo un minore consumo di benzina, riducendo così l'energia impiegata (e l'inquinamento) nel corso di tutto il ciclo di vita del materiale.


PVC e alternative nella produzione

Quando consideriamo l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, abbiamo bisogno di parametri di riferimento per rendere confrontabili diversi tipi di inquinamento. In quasi tutte le LCA si usa il metodo dei 'volumi critici', ossia il volume di aria o acqua necessario a diluire la quantità emessa calcolata per una sostanza inquinante per farla scendere sotto i limiti previsti dalle leggi in vigore. Tutti i volumi critici relativi a singole emissioni vengono poi sommati per ottenere il volume critico totale di un prodotto. In questo modo si può fare un confronto tra l'inquinamento totale nell'aria e nell'acqua di diverse emissioni e diversi prodotti. I valori mostrati si riferiscono in realtà alla quantità e alla tossicità dell'emissione: una maggiore quantità o un maggior potere inquinante e tossico richiedono infatti più aria e più acqua per essere diluiti fino a rientrare nei parametri stabiliti, e si avrà così un volume critico più alto.
Questo metodo presenta alcuni inconvenienti: i limiti di legge possono differire notevolmente da paese a paese, in base alle diverse valutazioni delle proprietà (eco-)e tossicologiche. A volte i limiti sono dettati da ragioni politiche e non da dati tossicologici. Ma se usato correttamente, questo metodo è in grado di fornire un'idea generale sulla localizzazione dei problemi.
Ricavati dalla stessa fonte dei dati sull'uso di energia, quelli che seguono sono i numeri relativi ai valori critici nell'aria e nell'acqua per la produzione di un kg di materiale:
Volumi critici per la produzione di diversi materiali.
Valori espressi in m3 aria/kg e dm3 acqua/kg. 

Materiale          v.c. aria          v.c. acqua

PVC:                 700              3.000
LDPE:                265              1.650
PP/HDPE:             325              3.685
PS:                  255              6.335
PET:                 180              8.000
PC:                  180              5.050
Acciaio:           3.400              4.600
Alluminio:         9.320             27.700

Fonte: Milieuvriendelijk verpakken in de toekomst
(olandese: Materiali d'imballaggio ecologici per il futuro)
Stichting Milieudefensie (Nl), 1991.
Queste cifre sono in realtà incomplete e non aggiornate.
Incomplete perché non sono state comprese le emissioni dovute all'energia impiegata. Ciò non era chiaro fino a quando non abbiamo notato la differenza: l'energia elettrica degli impianti di lavorazione di sale-cloro-PVC viene prodotta principalmente con gas metano, mentre la maggior parte delle raffinerie impiega i residui da essa stessa generati. Già solo per la più grande raffineria dei Paesi Bassi si calcolano 1.200 tonnellate di fuliggine all'anno, con un utilizzo di petrolio grezzo che raggiunge i 21 milioni di tonnellate. Sapendo la differenza che vi è di potenziale cancerogeno (e persistenza!) tra la fuliggine e le sostanze maggiormente inquinanti prodotte da una fabbrica di PVC, il VCM e il DCE (vedi Cloro e cancro), considerare nelle analisi anche la produzione di energia farebbe risultare un maggiore inquinamento dell'aria da parte dei prodotti costituiti al 100% da petrolio!
Non aggiornate, inoltre, perché le fabbriche di DCE-VCM-PVC dei Paesi Bassi hanno cominciato ad installare dal 1991 nuovi dispositivi per ridurre fino a dieci volte le emissioni atmosferiche di DCE e fino a cinque quelle di VCM, mentre nella grande raffineria non è cambiato molto...
Naturalmente anche in questo caso bisogna tenere conto della quantità di materiale necessaria per una determinata applicazione e, per certi usi è ancora più importante considerare (es. alluminio e plastica per le auto), il maggiore o minore inquinamento che l'impiego di tali prodotti comporterà.
Tutto sommato le cifre relative al PVC non sono così male per un veleno per l'ambiente, no?


PVC e alternative durante l'impiego

Il PVC è un materiale di grande versatilità e viene usato in decine di migliaia di applicazioni, ed è perciò quasi impossibile poter fare un confronto che comprenda tutte le diverse applicazioni. Il PVC rigido viene usato come materiale da costruzione per infissi, tubature per le acque di scarico, ecc..., ecc... Non arrugginisce, non marcisce ed ha una durata media molto lunga. Le tubature in PVC di acquedotti sono state esaminate dopo 37 anni passati nel sottosuolo: non si è riscontrata nessuna differenza con i tubi nuovi. Per questo tipo di applicazione si parla perciò di una durata superiore ai cento anni. Le foglie di PVC flessibile possono essere applicate nei Paesi Bassi per rinforzare gli argini ad un costo contenuto, molto più rapidamente, e con una durata quattro volte superiore - fino a 200 anni - rispetto ai rinforzi di acciaio. I cavi elettrici isolati con PVC resistono alla luce del sole e a tutte le intemperie per decine di anni, mentre gli altri materiali dovevano essere rinnovati dopo otto anni, a causa di pericolosi cortocircuiti in caso di pioggia, causati da piccole crepe formatesi nei polimeri. Potremmo andare avanti così per pagine...
Naturalmente, tutte le buone qualità possono diventare cattive, quando si tratta di ambiente. Non abbiamo individuato grandi problemi per quanto riguarda la produzione di PVC e ce ne sono ancora meno per il suo impiego. Il PVC in pratica non richiede manutenzione. Questa è una delle ragioni che hanno dettato la scelta, negli ospedali di Goteborg (Svezia) di sostituire i pavimenti in linoleum con quelli in vinile. Sebbene la produzione di linoleum richieda solo materie prime rinnovabili (olio di lino), il suo impiego è meno pratico: prima del montaggio dei parquet di vinile si dovevano usare 6 tonnellate di detersivi all'anno, contro le 0,5 tonnellate attuali, e il consumo verrà ulteriormente minimizzato.
La stessa cosa vale per gli infissi delle finestre: il legno è una materia prima rinnovabile al 100%, ma, a parte le emissioni dovute alla produzione (2/3 del legno vanno a finire negli scarti di produzione e quasi sempre bruciati!), gli infissi in legno devono essere verniciati o curati. Ciò rende l'uso di legno o PVC per gli infissi delle finestre praticamente uguale (nel bene o nel male) per l'ambiente.

Il PVC è stato accusato di avere molti effetti negativi sulla salute e sull'ambiente. Tali accuse si sono rivelate in tutti i casi false.
I plastificanti del PVC, come ad esempio gli ftalati, vengono spesso collegati al cancro e agli effetti estrogeni. Ciò si verifica certamente quando si somministrano dosi elevate ai ratti - fino all'equivalente di 300 g al giorno per un uomo adulto - ma, da quanto scoperto dopo centinaia di test, non con i primati (grandi scimmie e uomo), perché il loro metabolismo è diverso. Il PVC contenente ftalati, è l'unica materia plastica idonea, in base ad analisi, all'uso per sacchette trasfusionali. Si ingeriscono infatti quasi 2 g di ftalati all'anno tramite l'uso del PVC, e ciò equivale, in termini di tossicità, all'assunzione di 0,2 g di alcol... all'anno.
Il PVC è stato accusato di trasmettere residui di VCM, sostanza cancerogena, al cibo e all'acqua, mentre è risultato, da un esperimento su vasta scala, che l'acqua contenuta in bottiglie di PVC provoca (un insignificante) 1,9% in meno di casi di cancro, se paragonata ad acqua contenuta in bottiglie di vetro.
Il PVC è stato accusato di essere all'origine di morti improvvise in età infantile, ed è venuto fuori che era il contrario: una delle molte cause possibili era la polvere presente nei materassi che attirano molte particelle estranee, mentre invece il PVC e altre materie plastiche in strati prevengono questo fenomeno.
Il PVC è stato accusato di provocare irritazioni e reazioni allergiche, mentre invece è vero il contrario: molti ospedali, soprattutto quelli progettati per pazienti allergici usano spesso il PVC come materiale da costruzione, perché molti materiali naturali, come certi tipi di legno o di gomma naturale (lattice) non adeguatamente trattata possono causare reazioni allergiche.
E potremmo continuare... è facile lanciare nuove accuse ogni giorno, così si può affibbiare a qualsiasi cosa l'etichetta di 'veleno per l'ambiente', perché ci vogliono mesi, o anche anni per dimostrare che le accuse sono infondate. L'opinione pubblica ricorderà intanto solo l'accusa diffusa tramite i giornali e gli altri mezzi di informazione. I risultati reali, mesi o anni dopo, non vengono in genere neppure riportati, o da qualche parte in ventesima pagina...


LE ALTERNATIVE

Le alternative al PVC sono inquinanti durante il processo di produzione, il trasporto, il riciclaggio e/o l'incenerimento. In molti casi richiedono un maggiore utilizzo di energia e di materie prime non rinnovabili rispetto al PVC e spesso provocano delle emissioni nell'atmosfera e nell'acqua più consistenti rispetto a quelle generate dalla produzione, dal trasporto, dall'impiego, dal riciclaggio, dall'incenerimento e dagli incendi accidentali di PVC.


CONCLUSIONE

Non vi sono motivi che giustifichino un trattamento diverso dell'impatto ambientale del PVC nel corso dell'intero ciclo di vita rispetto a quello riservato alle alternative. E non vi sono assolutamente motivi per chiedere che venga eliminato il PVC, e solo fattori secondari giustificherebbero il passaggio alle alternative. Ma ci sono altrettante ragioni valide per passare dalle alternative al PVC.

ligna

Vi trovate al livello due delle pagine dei Clorofili

Creato: 7 giugno 1996.
Ultima revisione: 24 gennaio 1998.

Pagina di Benvenuto

Alla Home Page dei Clorofili

Su: PVC e alternative

A destra: PVC e alternative nelle applicazioni: ciclo di vita completo

Per qualsiasi commento su questa pagina, e in particolare sul ciclo di vita dei materiali o su altre pagine dei Clorofili:

Mail to: Chlorophiles@ping.be