CLOROFILI

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PVC E ADDITIVI

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FAVOLA

L'impatto ambientale, occupazionale e sulla salute dovuto all'inquinamento persistente causato dalla produzione di cloro, EDC, VCM, PVC e additivi.

PVC, an environmental poison (PVC, un veleno per l'ambiente) di Greenpeace Australia su Internet.

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FATTI E CIFRE

L'impatto ambientale e sulla salute del PVC e degli additivi

L'impatto ambientale e sulla salute del cloro e del PVC può essere sottoposto a studi comparati tramite le analisi del ciclo di vita. Si può trovare alla nostra pagina Analisi del ciclo di vita del PVC e delle alternative. Gli ftalati, i principali additivi del PVC flessibile vengono analizzati alla pagina Cloro e mutazioni ormonali, ma qui abbiamo voluto inserire la nostra risposta alle accuse di Greenpeace. Un altro argomento affrontato in questa sede è l'uso di metalli pesanti come agenti stabilizzatori del PVC.

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Il piombo come agente stabilizzatore del PVC

A causa della preoccupazione suscitata dall'uso del piombo come agente stabilizzatore per il PVC impiegato nei condotti dell'acqua potabile, la Confederazione delle industrie produttrici di tubi dei Paesi Nordici (Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia) ha redatto un documento per aprire un dibattito scientifico sull'impatto ambientale e sulla salute messo a confronto con altri usi del piombo. Ciò può fornire un'idea dell'entità dei problemi causati dal piombo nel PVC in rapporto a quelli legati ad altri usi del piombo.


Infiltrazioni di piombo nell'acqua potabile

Sono state condotte delle analisi sull'acqua potabile e sui materiali delle tubazioni, per verificare l'esistenza di piombo che potrebbe passare per migrazione dal PVC all'acqua. Fatta eccezione per i primi cinque giorni, in cui il piombo della superficie può essere trasmesso all'acqua, non si riscontra nessuna migrazione e l'acqua che esce dal rubinetto ha lo stesso contenuto di piombo rispetto a quello naturale presente alla sorgente. Nei primi giorni i tubi vengono sottoposti a test per verificare eventuali infiltrazioni e vengono lavati con un forte getto e completamente disinfettati.

La superficie dei tubi in PVC è stata sottoposta allo stesso test che si effettua sugli oggetti di ceramica a contatto con gli alimenti.
I risultati del primo test sono di 0,13 e 0,20 mg di piombo per dm2.
Al secondo test si sono avuti valori minori di 0,01 mg/dm2, il che vuol dire che non vi è passaggio di piombo per migrazione dalla parte interna della plastica.
Il limite più severo imposto all'interno dell'UE è di 0,80 mg/dm2.


Usi del piombo in Svezia

Il consumo di piombo in Svezia per il 1992 è stato:
Tutti i valori espressi in tonnellate/anno.

Consumo di piombo in Svezia
Applicazione:Consumo
Accumulatori, batterie:22.000
Rivestimento cavi in piombo meno di:3.000
Cristalli:1.300
Elettronica:1.300
Munizioni:1.200
Pesi:1.000
Leghe metalliche:900
Piombini da pesca, reti:600
Lamiere per camini:500
Additivi mat. plastiche, escl. tubi PVC:400
Benzina con piombo:340
Tubi in PVC:225
Altri usi:150
Protezione antiruggine, vernice:90

Aspetto interessante: se il piombo nei tubi di PVC costituisce un problema, perché allora dovrebbe essere permesso l'uso del piombo per la cristalleria, solo per il piacere dell'arte della soffiatura del vetro, senza certamente nessun vantaggio per l'ambiente?


Emissioni di piombo in Svezia

Le emissioni annue di piombo nell'ambiente sono valutate nell'ordine di:
Tutti i valori espressi in tonnellate/anno.

Emissioni di piombo in Svezia
prodottoemissione
Accumulatori:3.000  
Munizioni:1.200  
Piombini da pesca, reti:600  
Benzina con piombo:340  
Protezione antiruggine, vernice:90  
Tubi in PVC:0,08

Al momento dell'incenerimento, la quantità di qualsiasi metallo usato come agente stabilizzatore nel PVC non altera praticamente la quantità totale di metalli pesanti da cui dovranno essere depurati i gas emessi dalla ciminiera.

Non si riscontra percolazione da tubi di PVC nel suolo o nelle discariche, né decomposizione dello stesso materiale in PVC rigido. Ma se ipotizziamo che il PVC comincerà a disfarsi in tutti i casi nell'arco, mettiamo, di 100.000 anni, questo ulteriore rischio di infiltrazioni di piombo resta comunque trascurabile:
Contenuto naturale di piombo nel suolo: 20-50 mg/kg.
Quantità massima consentita in diversi paesi: 200-1000 mg/kg

Se il contenuto di piombo di un metro di tubo in PVC da 110 mm (4.3") venisse trasmesso al suolo circostante, ciò aumenterebbe il contenuto di piombo già presente nel terreno di:
0,4 mg/kg se si sfalda solo lo strato superficiale e il piombo filtra fino a una distanza di 0,5 m dal tubo.
7 mg/kg se l'intero contenuto di piombo viene trasmesso per migrazione in 1 m3 di terreno circostante.

La velocità di migrazione dei metalli in generale è inferiore a 1,5 m ogni oltre 600 anni, facendo eccezione solo per i casi in cui si trasmette nell'arenaria: 4,5 m ogni 690 anni.

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Gli ftalati come plastificanti nel PVC flessibile

Ftalati e tossicità

In risposta al panico creato da Greenpeace a causa della fuoriuscita di sostanze chimiche "tossiche" dai giocattoli, quella che segue è una breve descrizione delle caratteristiche tossicologiche degli ftalati.

La tossicità acuta di diversi ftalati disponibili in commercio è cosĪ bassa che agli animali bisogna somministrarne delle enormi quantità per raggiungere la DMT (dose massima tollerata), corrispondente a 500 g al giorno per un adulto. Il DEHP, lo ftalato di uso più comune, non è classificato come sostanza tossica e irritante. L'impiego del DEHP è permesso per i materiali di imballaggio degli alimenti, come hanno stabilito sia la FDA americana che la Commissione Scientifica dell'UE sulle sostanze alimentari. Il PVC plastificato con DEHP è l'unico materiale flessibile ammesso dalla Farmacopea Europea per la produzione di accessori per la trasfusione di sangue e plasma.


Ftalati e cancro

Naturalmente se si somministrano di continuo dosi pari alla DMT, finiscono con il verificarsi degli effetti, causati però dalla dose, e non dalla tossicità del prodotto. Vedi "Too many rodent carcinogens" ("Troppe sostanze cancerogene per i roditori") di Bruce N. Ames.
Nel caso del DEHP, delle dosi elevate di ftalati, grassi e altre sostanze somministrate ai topi per tutta la loro esistenza provoca la "proliferazione dei perossisomi", che porta alla formazione di tumori al fegato. NON sono stati osservati gli stessi effetti sui primati (uistiti e scimmie). Questa differenza tra diverse specie è stata raccolta dalla Commissione Europea, che ha deliberato il 25 luglio 1990 che il DEHP non deve essere classificato o etichettato come sostanza cancerogena o irritante.
Una recente analisi approfondita dei dati e un rapporto unanime dell'IARC hanno concluso che gli effetti causati dalla proliferazione del perossisoma nei roditori hanno un'influenza trascurabile nell'uomo.


Gli ftalati come perturbatori delle funzioni endocrine

Solo due ftalati, il dibutilftalato (DBP, che si trova anche in natura nel sedano e nel levistico!) e il butilbenzilftalato (BBP) usato principalmente negli inchiostri da stampa, mostrano un'attività estrogena alquanto moderata (un milionesimo dell'effetto dell'ormone femminile naturale estradiolo) in ALCUNI esperimenti in vitro, ma non presentano nessun effetto in altri test [21] [22] [23] [24]. Tutti gli ftalati di uso più comune, come il DEHP, il DINP e il DIDP (diisodecilftalato) sono stati sottoposti ad analisi e risultano negativi [21].

Gli studi più recenti su organismi viventi, mirati specificatamente all'individuazione di effetti ormonali, non hanno fatto rilevare nessuna conseguenza per quanto riguarda tutti gli ftalati, che vanno dal DBP al DIDP [22].

L'esposizione, inoltre dei ratti al DINP [25] e al DIDP [26] in utero, durante l'allattamento, la pubertà e l'età adulta in studi multi-generazionali non ha influito sulla dimensione dei testicoli, sul numero, la morfologia o la motilità degli spermatozoi, né ha provocato effetti sulla fertilità.


Nessun effetto degli ftalati, a livelli ridotti, sulla riproduzione

Alcuni ftalati (come il DEHP) possono avere a dosi molto elevate effetti sulla riproduzione. Tali dosi sono di gran lunga superiori rispetto a quelle a cui non si osservano effetti negativi (il livello NOAEL - no observed adverse effects level) di alcun tipo nei ratti, che è la specie animale più sensibile. Il limite massimo consentito per l'uomo è stato stabilito in base a un valore 100 volte inferiore rispetto al livello NOAEL nei ratti.
C'è stato un solo studio che ha fatto rilevare effetti perturbatori sull'apparato riproduttivo da parte di uno ftalato, il BBP, anche a livelli ridotti, comunque superiori dalle 10-100 volte rispetto alla dose consumata dai bambini attraverso gli alimenti. Questo studio del Dr R. Sharpe e. a. del Medical Research Council (Dipartimento di Biologia) di Edinburgo non ha potuto essere riprodotto da due altri laboratori, pur applicandosi a replicare scrupolosamente lo studio originale. Mentre era stato annunciato il ritiro di questo studio [34], il Dr Sharpe ha soltanto dichiarato che non era stato possibile riprodurlo [36]. Dato che nessuno ha potuto fornire una spiegazione sembra chiaro che il BBP non sia all'origine di queste differenze e che quindi non può avere effetti indesiderati a livelli ridotti. Vedi anche il commento del Prof. Sharpe nel periodo in cui il suo studio aveva alimentato una campagna allarmista sulle quantità di ftalati presenti negli alimenti per bambini in Gran Bretagna: How my work triggered the milk fiasco (Come il mio lavoro ha gonfiato la bolla di sapone sul latte). Una possibile spiegazione su queste differenze potrebbe essere trovata nel fatto che il bisfenolo A viene a volta usato come anti-ossidante negli ftalati, a volta no. Un'altra potrebbe essere legata a differenze nella dieta degli animali nel corso delle prove successive. E' ben noto che numerose piante di cui si nutrono gli animali contengono potenti estrogeni naturali.

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LE ALTERNATIVE

Tutte le alternative usano quasi sempre additivi per conferire le proprietà richieste da un uso specifico, e il PVC non fa certo eccezione. Antiossidanti, pesticidi, anticrittogamici, stabilizzatori, coloranti, plastificanti, ecc... vengono usati per la carta, le materie plastiche, le vernici, ecc...
A meno che non presentino un impatto ambientale o sulla salute di proporzioni inaccettabili, essi non costituiscono un problema. Se determinati additivi causano particolari problemi, devono allora essere eliminati e sostituiti da altri.


CONCLUSIONE

Non vi sono motivi per vietare l'uso dei metalli (pesanti) come agenti stabilizzatori nel PVC, dal momento che il loro impatto sull'ambiente e sulla salute è trascurabile. Vi sono invece altri problemi reali se si fa un confronto tra l'impatto del piombo nel PVC e il suo impiego in numerose altre applicazioni.
Né esiste un rischio reale collegato all'impiego di ftalati nel PVC flessibile.

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Vi trovate al livello due delle pagine dei Clorofili

Creato: 2 giugno 1996.
Ultima revisione: 10 maggio 1998

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Giù: PVC e cancro ai testicoli, lo studio di Örebro (Svezia)

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